Ecco il Testo dell'articolo di OK:


<<Insonnia, febbre
continua e, soprattutto, una spossatezza insopportabile. Chiara soffriva da mesi, ma nessuno capiva il perché. Le analisi parlavano chiaro: niente patologie gravi. Invece il suo male oscuro aveva un nome..>>
Una donna troppo stanca per lavorareLenta lenta, si era seduta di fronte alla mia scrivania. Veniva da Como e faceva l'infermiera, mi disse parlando a voce bassa, come se le costasse una gran fatica aprire bocca. Chiara, così si chiamava, aveva occhi belli ma velati. Cupi perfino quando sorrideva. «Qual'è il problema?», le chiesi. «
Il problema è che io sto male da mesi e nessuno capisce perché». Lo disse senza mostrare emozioni. Fece una pausa e continuò: «Sono venuta qui perché mio marito, medico, dopo aver letto alcuni suoi lavori scientifici, pensa che lei possa aiutarmi». «Vediamo un po', mi spieghi cosa le succede». Sempre a bassa voce mi raccontò che l'estate precedente, poco prima del suo trentesimo compleanno, si era sposata e che in settembre aveva cominciato a non stare bene: insonnia, mancanza di forze, una febbricola insistente. Poi si aggiunsero un leggero ma continuo mal di testa, dolori articolari e muscolari, mal di gola.
Si affaticava per un nonnulla e non riusciva più a concentrarsi su niente. E così aveva iniziato a mancare dal lavoro sempre più spesso. Intanto le si erano anche ingrossati i linfonodi ed era dimagrita.
I medici allargavano le braccia: depressione...Il marito le aveva fatto fare visite specialistiche ed esami clinici. Le ipotesi peggiori, cioè cancro, leucemia e altre gravi patologie, erano state escluse.
Ma i risultati delle indagini infittivano l'enigma anziché chiarirlo: nessun valore alterato, eppure lei stava male. Alla fine i medici allargavano le braccia: chi diceva che era depressa, chi parlava di non meglio identificati problemi psicosomatici... «Ma io non sono depressa, professore», disse con tono un po' più alto. «Io vorrei lavorare, vorrei divertirmi. Solo che non ci riesco. Pensi che un anno fa trovavo il tempo di andare in piscina, frequentare un corso di tedesco, suonare nella banda, vedere amici. Ora, appena cerco di muovermi, mi sento sfinita». Forse il mistero non era così misterioso. «Prima di questo male oscuro ha mai avuto patologie serie?». «No, praticamente nulla. L'unico problema l'ho avuto quasi un anno fa: una mononucleosi seguita da un'epatite. Ma sono guarita nel giro di un paio di mesi, tant'è vero che poco dopo mi sono sposata».
Tutta colpa del sistema immunitario Questo chiudeva il cerchio. «
Lei ha una sindrome da fatica cronica, si chiama Cfs», spiegai. «Al momento non esiste un test clinico che dia la certezza di questa patologia. Ma si può fare una diagnosi pressoché certa quando si riscontrano determinati sintomi e vengono escluse tutte le altre possibili cause dei malesseri».
«Fatica cronica... Da dove viene?». «In molti pazienti è come se dopo una malattia infettiva il sistema immunitario non riuscisse più a spegnersi. Questa iperattività continua sottrae energie e appaiono i sintomi che lei conosce. Nel suo caso, forse, è iniziato tutto con la mononucleosi e l'epatite. Come mai questo accada non si sa ancora. Ma di solito si verifica quando non si osserva un riposo sufficiente durante la malattia. Il che è molto frequente, oggi: si è persa l'abitudine di mettersi a letto fino alla guarigione. È un errore, perché la terapia principale contro le malattie infettive è il riposo assoluto». «E si può guarire?».
«Sì, ma non sempre. Comunque, ci vuole tempo». «Lei mi dica e farò tutto il possibile», promise.
Le prescrissi ormoni corticosteroidei: regolarizzano l'attività del sistema immunitario e in casi di questo tipo possono indurlo a spegnersi. Aggiunsi integratori alimentari per stimolare nei limiti del possibile il suo organismo. Se ne andò con la lentezza con cui era entrata, ma con uno sguardo diverso.
E finalmente il ritorno alla normalitàFunzionò. I primi miglioramenti arrivarono dopo due mesi: scomparvero mal di testa e mal di gola. «Sta andando meglio anche con la concentrazione», mi informò Chiara. Nelle settimane successive la progressione fu lenta ma continua. E un anno dopo che era venuta da me, Chiara aveva ripreso una vita normale. Da allora è passato un altro anno: oggi lavora un po' meno di un tempo, ma ha comunque la responsabilità di un reparto con 36 pazienti. È un male strano la Cfs. A volte si riesce a domarlo, altre no; ci vorranno anni di ricerche per affrontarlo sempre con successo. Ma un caso come quello di Chiara è la prova che siamo sulla strada giusta.
I sintomi della fatica cronicaSecondo la definizione ufficiale (pubblicata sugli Annals of internai medicine), la sindrome da fatica cronica (Cfs) può essere diagnosticata quando sono presenti queste condizioni.
Una spossatezza mentale e fisica persistente per almeno sei mesi, non alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e provoca una forte riduzione delle attività rispetto a prima.
- Almeno quattro dei seguenti sintomi:
> disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre di molto il livello delle attività occupazionali e personali;
> faringite;
> dolori dei linfonodi cervicali e ascellari;
> dolori muscolari e delle articolazioni senza
infiammazione o rigonfiamento delle stesse;
> mal di testa di un tipo diverso da quello eventualmente presente in passato;
> sonno non ristoratore;
> debolezza dopo l'esercizio fisico, che perduri almeno 24 ore. Naturalmente gli esami clinici devono escludere tutte le condizioni mediche che potrebbero spiegare altrimenti questi sintomi (ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, anoressia, abuso di alcol, obesità...). Le informazioni. La Cfs colpisce più spesso tra i 35 e i 40 anni ed è rara oltre i 65. Per saperne di più, ci si può rivolgere alla Cfs Associazione italiana, tel spot spot spot (lunedì, mercoledì e venerdì ore 9-11).