Ciao Zac
. Il modafinil (provigil) può essere utilizzato anche off-label per altre patologie/sindromi,tra cui quella delle apnee ostruttive nel sonno . In pratica viene dato (ed è previsto il suo utilizzo) anche per la fatica che si verifica in caso di sclerosi multipla (vedi ad esempio questo sito http://www.la-sclero...rmacifatica.php ). In uno dei PDF che ho allegato in un post riguardante il provigil, si legge: "Almost a decade
later there is a plethora of evidence showing that it is effective for treating several sleep disorders (Ballon and Feifel 2006), and there are ongoing clinical trials for its use in fatigue, cocaine addiction, attention defi cit disorder, depression, seasonal affective disorder, bipolar depression, nicotine addiction, and schizophrenia. Some preclinical evidence also indicates a possible use in the treatment of neurodegenerative diseases.".
Certo, parlo per me, hai fatto bene a scriverlo e lo ribadisco volentieri . Il bugiardino dice anche che non va assunto se la persona ha un passato di abuso di droga e tossicodipendenza.
Non sono una persona che pensa che i farmaci siano caramelle, ma permettimi una nota non polemica ma che vuole essere un minimo realista: vengono dati SSRI (e li abbiamo letti i bugiardini no ???) come se piovesse , con danni molto superiori a quelli del provigil. A moltissime persone con la CFS come me sono stati dati SSRI.... ecco qui, quello che mi è stato consigliato anche per i disturbi gastrointestinali (molto più probabilmente causati dal mercurio che mangiavo per il bruxismo notturno delle mie cinque amalgame) , il bel cipralex. Ecco il bugiardino:
"Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuare il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Per di più, non sono disponibili i dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale.
Ansia Paradossa
Alcuni pazienti con disturbo da attacchi di panico possono andare incontro ad un’accentuazione dei sintomi ansiosi all’inizio della terapia con antidepressivi. Tale reazione paradossa di solito tende a decrescere nel corso di due settimane di trattamento continuato. Si consiglia una dose iniziale bassa al fine di ridurre la probabilità di un effetto ansiogeno (vedere paragrafo 4.2).
Convulsioni
Escitalopram deve essere sospeso se il paziente per la prima volta manifesta convulsioni oppure se c’è un aumento della frequenza delle crisi convulsive (in pazienti con precedente diagnosi di epilessia). Gli SSRI devono essere evitati nei pazienti con epilessia instabile e i pazienti con epilessia controllata devono essere attentamente monitorati.
Mania
Gli SSRI devono essere usati con cautela in pazienti con un’anamnesi di mania/ipomania. Gli SSRI devono essere sospesi in pazienti che stanno per entrare in una fase maniacale.
Diabete
Nei pazienti diabetici, il trattamento con un SSRI può alterare il controllo glicemico (ipoglicemia o iperglicemia). In tal caso può essere necessario modificare la dose di insulina e/o di ipoglicemizzante orale.
Suicidio/ideazione suicidaria o peggioramento del quadro clinico
La depressione è associata ad un maggior rischio di ideazione suicidaria, autolesionismo e suicidio (eventi suicidio-correlati). Questo rischio persiste sino a quando non si verifica una significativa remissione. Poiché il miglioramento può non avvenire durante le prime settimane o più di trattamento, i pazienti devono essere attentamente monitorati fino a quando non si verifichi tale miglioramento.
E’ esperienza clinica generale, che il rischio di suicidio aumenti nelle prime fasi di miglioramento della malattia.
Anche altre patologie psichiatriche per le quali sia stato prescritto Cipralex possono essere associate ad un maggior rischio di suicidio eventi-correlati. Inoltre, queste condizioni possono essere in comorbidità con il disturbo depressivo maggiore. Le stesse precauzioni osservate quando si trattano pazienti con disturbo depressivo maggiore devono essere quindi osservate anche quando si trattano pazienti con altre patologie psichiatriche.
E’ noto che i pazienti con una storia precedente di eventi suicidio-correlati, o che manifestano un significativo grado di ideazione suicidaria prima dell’inizio del trattamento, sono soggetti a maggior rischio di pensieri suicidari o di tentativi di suicidio, e devono quindi essere attentamente controllati durante il trattamento.
Una meta-analisi degli studi clinici con farmaci antidepressivi in confronto con il placebo in pazienti adulti affetti da disturbi psichiatrici ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nei pazienti di età inferiore a 25 anni trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo.
La terapia con antidepressivi deve sempre essere associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo modificazioni di dosaggio.
I pazienti (e le persone coinvolte nella cura del paziente) devono essere allertati sulla necessità di monitorare qualsiasi peggioramento del quadro clinico, comportamenti o pensieri suicidari o cambiamenti comportamentali, e di rivolgersi immediatamente al medico curante se compaiono questi sintomi.
Acatisia/irrequietezza psicomotoria
L’uso di farmaci SSRI/SNRI è stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una sensazione spiacevole e stressante di irrequietezza con bisogno di muoversi spesso e accompagnata dalla incapacità di stare seduti o fermi in piedi. Questo è più probabile che appaia entro le prime settimane di trattamento. Nei pazienti che sviluppano tale sintomo, un aumento della dose può essere dannoso.
Iponatriemia
Iponatriemia, probabilmente dovuta ad una secrezione inappropriata dell’ormone antidiuretico (SIADH), è stata riportata raramente con l’uso degli SSRI e generalmente si risolve con l’interruzione della terapia. Cautela è necessaria nei pazienti a rischio, quali anziani, pazienti con cirrosi o se usati in concomitanza con altri medicinali che possono causare iponatriemia.
Emorragia
Durante il trattamento con SSRI sono stati riferiti casi di anomalie nelle manifestazioni emorragiche cutanee, quali ecchimosi e porpora. Si consiglia particolare cautela in pazienti che assumono SSRI in concomitanza con anticoagulanti orali, con medicinali noti per influenzare la funzione piastrinica (per esempio, antipsicotici atipici e fenotiazine, la maggior parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico o antinfiammatori non steroidei (FANS), ticlopidina e dipiridamolo) come anche nei pazienti con tendenza al sanguinamento.
ECT (terapia elettroconvulsiva)
I dati inerenti l’esperienza clinica della somministrazione concomitante di SSRI e ECT sono limitati, pertanto si consiglia cautela.
Sindrome Serotoninergica
Si consiglia cautela nell’utilizzare escitalopram in concomitanza con medicinali con effetto serotoninergico come sumatriptan o altri triptani, tramadolo e triptofano.
In rari casi è stata riportata la sindrome serotoninergica in pazienti che assumevano SSRI in concomitanza con medicinali serotononinergici. Una combinazione di sintomi, come agitazione, tremore, mioclono e ipertermia, possono indicare lo sviluppo di questa condizione. In questo caso il trattamento con SSRI e medicinali serotoninergici deve essere interrotto immediatamente ed istituito un trattamento sintomatico.
Iperico
L’uso concomitante di SSRI e di rimedi a base di erbe medicinali contenenti iperico (Hypericum perforatum) può risultare in un’aumentata incidenza di reazioni avverse (vedere paragrafo 4.5).
Sintomi da sospensione osservati quando si interrompe il trattamento.
I sintomi da sospensione osservati quando si interrompe il trattamento sono frequenti, particolarmente se l’interruzione avviene bruscamente (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici, eventi avversi durante l’interruzione del trattamento sono stati osservati nel 25% dei pazienti trattati con escitalopram e nel 15% dei pazienti trattati con placebo.
Il rischio di sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, compresi la durata e la dose della terapia e il tasso di riduzione della dose. I disturbi più frequentemente riportati sono vertigini, disturbi del sensorio (comprese parestesia e sensazione di scossa elettrica), disturbi del sonno (compresi insonnia e sogni vividi), agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. In genere questi disturbi sono di entità lieve o moderata; tuttavia, in alcuni pazienti, possono essere di entità severa. Generalmente i sintomi compaiono entro i primissimi giorni di interruzione del trattamento; tuttavia sono stati anche riportati rari casi di comparsa di questi sintomi in pazienti che avevano inavvertitamente dimenticato di assumere una dose.
In genere questi sintomi sono auto-limitanti e di solito si risolvono spontaneamente entro due settimane, per quanto in alcuni soggetti possono essere più prolungati (2-3 mesi o più). Si consiglia quindi, quando si interrompe il trattamento con escitalopram, di ridurre gradualmente la dose di farmaco nell’arco di diverse settimane o mesi, secondo le necessità del paziente (vedere “Sintomi da sospensione osservati quando si interrompe il trattamento”, paragrafo 4.2).
Malattia coronarica cardiaca
A causa della limitata esperienza clinica si raccomanda cautela in pazienti con malattia coronarica cardiaca (vedere paragrafo 5.3)."
Il Provigil non è facile da ottenere prescritto, è un farmaco sotto controllo e richiede un piano terapeutico preparato da un neurologo.
Prima di prescriverlo a me sono stati richiesti e visti esami approfonditi di fegato e urine , che dovrò ripetere dopo un mese dalla prima assunzione; e se andrà male, addio Provigil (è anche per questo che utilizzo metà della dose minima prevista con grandi risultati e non tutti i giorni ma in quelli più difficili al lavoro). Forse, se adottassero lo stesso regime per gli SSRI sarebbe meglio.
Peraltro, leggo un'indicazione, del 2010 , che va esattamente nel senso del tuo post che invita alla prudenza: http://www.asl.vt.it...vembre 2010.pdf
In questo PDF si dice che il comitato ha valutato che per alcune patologie questo farmaco avrebbe una utilità dubbia o nulla in alcune patologie. Esattamente, si scrive: "Sulla base dei dati provenienti dalla sperimentazione clinica, il Comitato ha confermato l'efficacia del modafinil nei pazienti narcolettici. Tuttavia, i dati non forniscono una forte evidenza nelle altre indicazioni per sostenere l'uso del prodotto.".
Nel mio caso personale, io sono rinato. Certo, soffro di apnee ostruttive (e non solo) del sonno (ma probabilmente oltre che la causa, queste sono anche l'effetto di qualcos'altro che ho) , questa sonnolenza tremenda e affaticante mi è rimasta dopo la mononucleosi del 1998, tuttavia pare che per questa patologia il modafinil non dia grandi risultati. Nel sito http://www.albanesi....ea_notturna.htm si dice: "Al trattamento dei pazienti con apnea-ipopnea ostruttiva notturna in associazione alla terapia con CPAP, per ridurre l'eccessiva sonnolenza diurna, è stata recentemente estesa l'indicazione di modafinil (un farmaco utilizzato nel trattamento della narcolessia) che agisce su un sintomo senza modificare la causa della sindrome. È pertanto necessaria l'associazione con la CPAP. "
Quello che sappiamo è che la CFS essendo una sindrome può avere cause molto differenti ed un farmaco che agisce con successo su un meccanismo "bloccato" per una persona può essere inefficace o dannoso per un'altra persona sempre con CFS che ha però un meccanismo bloccato differente all'origine della sindrome. Per dirti, nello stesso link che ti ho citato sopra sulla sclerosi multipla si dice che non c'è un farmaco di elezione per curare la fatica nella sclerosi multipla ed il modafinil (Provigil) è il primo nella lista ma è stato un po' snobbato perchè funziona "solo su una piccola parte dei malati". Solo che sai, se sei tra quelli.... 
Un'ultima considerazione : se avessi letto prima il PDF dove si parla di evitare di utilizzare il modafinil per patologie differenti dalla narcolessia (che non ho, per fortuna) , probabilmente, in base al principio di prudenza (saggio) , non avrei mai provato questo farmaco (e ribadisco, provato in seguito a visita neurologica con prescrizione ed esami diagnostici , sulla base della certificazione di CFS fatta da Aviano). Non aggiungo altro.
Un caro saluto 